Il sipario del Teatro Lirico di Cagliari si appresta a sollevarsi su uno degli eventi più attesi della stagione, un ritorno che sa di sfida e di rinnovamento profondo. A tredici anni dall’ultima apparizione sarda, il Ballet Preljocaj porta in scena una creatura coreografica che ha già fatto il giro del mondo, scuotendo le fondamenta del repertorio classico: la rilettura audace e contemporanea de Il lago dei cigni firmata da Angelin Preljocaj. Non si tratta di un semplice restauro, ma di una vera e propria metamorfosi che trasforma il capolavoro di Pëtr Il’ič Čajkovskij in uno specchio spietato e poetico della modernità. Nelle geometrie di questa visione, i castelli incantati e le maledizioni fiabesche di fine Ottocento lasciano il posto a un confine conteso tra la purezza della natura e l’ingordigia industriale. La figura di Odette perde i tratti della principessa eterea per assumere quelli di una giovane donna dalla sensibilità ecologica profonda, un simbolo di resistenza che si scontra con un Rothbart trasformato in cinico imprenditore, pronto a sacrificare la bellezza del paesaggio per lo sfruttamento di giacimenti fossili. Accanto a lei Siegfried, figlio del CEO di una multinazionale specializzata in trivellazioni, incarna il conflitto interiore di una generazione sospesa tra l’eredità del profitto e il richiamo di un amore autentico e primordiale. La potenza di questo spettacolo, creato nel 2020 per ventisei interpreti, risiede nella capacità di far convivere l’eleganza del passato con la frenesia del presente. Le celebri note del balletto russo si intrecciano senza sosta agli arrangiamenti elettronici del collettivo 79D, creando un corto circuito sonoro che scandisce il ritmo della narrazione. Sul podio dell’Orchestra del Teatro Lirico debutta la direttrice inglese Alice Farnham, chiamata a guidare una partitura ibrida tra lirismo e modernità, mentre i video di Boris Labbé e le luci di Éric Soyer disegnano uno spazio scenico onirico dove i corpi dei danzatori appaiono scolpiti nella tensione. L’esperienza proposta dal Lirico non si esaurisce nel momento del debutto di venerdì 20 febbraio, ma si sviluppa attraverso un dialogo culturale che coinvolge l’intera città. Giovedì 19 febbraio, presso il Teatro Carmen Melis, la critica Francesca Pedroni offre una chiave di lettura privilegiata per decifrare un linguaggio coreografico che mescola psicologia e sensualità. L’attenzione per il territorio si manifesta inoltre nel workshop di domenica 22 febbraio curato dalla maître de ballet Mirea Delogu, un’iniziativa del progetto “Oltre la scena” volta a creare un ponte diretto tra il professionismo internazionale e le scuole di danza della Sardegna. Per quattro serate, Cagliari si trasforma nella capitale di una danza che non teme di confrontarsi con le tematiche politiche e sociali del tempo presente. In un flusso ininterrotto di un’ora e cinquanta minuti, il mito della donna-cigno diventa una riflessione urgente sul futuro del pianeta, accessibile attraverso una politica di biglietteria che favorisce l’inclusione dei giovani under 30 e dei gruppi organizzati. Resta così confermata la missione di un teatro che, pur onorando la tradizione, sceglie di guardare avanti con coraggio e inventiva.
Davide Mosca





