C’è un momento preciso in cui la scheda tecnica smette di contare e subentra la fisica. Succede quando ti trovi davanti a un muro di sabbia alto come un palazzo, con il termometro che segna 40 gradi e le ruote che affondano in una polvere finissima. È qui, a un’ora di strada dallo skyline futuristico di Dubai, che Porsche ha deciso di portare la nuova Cayenne Electric per la sua prima uscita ufficiale. Niente asfalto, niente passerelle: solo deserto. La sfida non era banale. Per un’auto elettrica, il deserto è l’ambiente più ostile possibile: il caldo mette in crisi le batterie e il peso elevato rischia di trasformare ogni duna in una trappola. Eppure, la risposta della Cayenne a batteria è stata controintuitiva. La fisica ingannata Michael Schätzle, l’uomo a capo del progetto, non ha usato mezzi termini: «Sulle dune si guida come se pesasse molto meno». Una dichiarazione che trova riscontro in come l’auto ha gestito il “dune surfing”. Il segreto non sta solo nella forza bruta, sebbene la versione Turbo metta sul piatto numeri spaventosi (1.156 CV e 1.500 Nm di coppia), ma nel modo in cui questa viene erogata. Mentre un motore termico deve salire di giri per dare il meglio, qui la spinta è istantanea. Il sistema di trazione ePTM legge il terreno e reagisce cinque volte più velocemente di un differenziale meccanico classico. Il risultato è che l’auto non scava la fossa in cui rischia di sprofondare, ma “galleggia”, applicando esattamente la coppia che serve, ruota per ruota, senza sprechi. Tecnologia anti-caldo Vedere un’elettrica arrampicarsi su pendenze di 25 gradi nel deserto pone interrogativi sull’affidabilità termica. Sotto la scocca, Porsche ha dovuto ripensare tutto: la batteria da 113 kWh è letteralmente avvolta in un sistema di climatizzazione, con piastre di raffreddamento sia sopra che sotto ogni modulo. Anche il motore posteriore è raffreddato direttamente a olio, una soluzione presa in prestito dalle corse per evitare cali di potenza quando si chiede il massimo per troppo tempo. Tappeto volante Ma ciò che si nota guardando la vettura muoversi tra le asperità è il lavoro delle sospensioni. Con l’assetto rialzato a 245 mm (modalità off-road), la Cayenne sembra quasi scollegata dal terreno. Merito del Porsche Active Ride: il sistema spinge le ruote dentro le buche o le solleva sulle creste, mantenendo l’abitacolo piatto. Schätzle descrive la sensazione come se la carrozzeria fosse «sospesa in aria». In definitiva, questo test nel deserto serve a mandare un messaggio chiaro ai puristi: il passaggio all’elettrico non toglierà alla Cayenne la capacità di sporcarsi le ruote. Anzi, paradossalmente, l’elettronica potrebbe averla resa ancora più efficace proprio dove l’asfalto finisce.

Davide Mosca

 

Foto Courtesy Porsche

 

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