C’è un momento esatto in cui un paese smette di essere un punto sulla mappa e diventa uno spazio della mente. Per Marc Chagall quel luogo è stato Vitebsk; per Maria Lai, il borgo di Ulassai. Sabato 13 giugno, a vent’anni dalla nascita della Fondazione Stazione dell’Arte, queste due geografie dell’anima si incontrano in una mostra senza precedenti dal titolo “Chagall con Maria Lai. Il villaggio interiore”, aperta al pubblico da oggi, 13 giugno, fino al 27 settembre 2026. Il progetto curatoriale firmato da Paul Schneiter e Marco Peri fa qualcosa di estremamente radicale, mettendo in risonanza due universi poetici che hanno usato la fiaba, il mito e la memoria come strumenti di pura resistenza. In un presente frammentato, lacerato da conflitti e crisi globali, la parabola di Chagall smette di essere storia del secolo scorso e diventa uno specchio dei nostri tempi. Quando nel 1941 la sua Vitebsk fu rasa al suolo dall’esercito tedesco, il pittore non si arrese alla nostalgia, ma scelse di ricostruirla dentro di sé, trasformandola in un’architettura portatile che lo avrebbe protetto durante l’esilio americano e il successivo approdo nel Sud della Francia. Il percorso espositivo si snoda attraverso oltre settanta opere, accompagnato da una serie di autoritratti realizzati tra il 1922 e il 1968 in cui l’artista si fa guida del proprio viaggio. Dalle prime visioni soprannaturali di Russian Village si passa alle monumentali illustrazioni per Le anime morte di Gogol’, Le Favole di La Fontaine e la Bibbia. Ma è nelle sezioni dedicate al circo, con il capolavoro Le coq violet, e ai fiori che emerge il Chagall meno stereotipato: non il pittore sognante delle memorie folkloriche, ma un interprete lucido della fragilità umana, dove le prospettive spezzate e l’assenza di gravità raccontano un mondo costantemente esposto al rischio del crollo.A questa instabilità risponde la grammatica solida, ancestrale e comunitaria di Maria Lai. Nella sezione allestita alla Stazione dell’Arte, i Poèmes di Chagall, composti da ventiquattro rare xilografie del 1968, dialogano con il nuovo allestimento della collezione permanente dell’artista ogliastrina. Lai, che ha dovuto lottare contro il patriarcato del sistema dell’arte italiano per imporre la propria voce, compie un gesto speculare a quello di Chagall. Prende le pratiche del suo villaggio, come il cucire, il tessere, la panificazione e la tradizione orale, e le riscatta dal folklore, elevandole a linguaggio universale. La Sardegna, per lei, è la radice vitale da cui prendere nutrimento per poter poi respirare altrove. Il direttore della Stazione dell’Arte, Marco Peri, spiega che il confronto non cerca corrispondenze immediate, ma apre uno spazio di risonanze profonde in cui il racconto si trasforma in immagini, la terra diventa sorgente immaginativa e l’arte impara ad abitare una dimensione sospesa tra esperienza vissuta e visione poetica. Finanziata dall’Unione Europea attraverso il programma NextGenerationEU nell’ambito del PNRR per la rigenerazione dei borghi, la mostra è promossa dal Comune di Ulassai e prodotta dalla Fondazione Stazione dell’Arte con il supporto organizzativo di Arthemisia. L’evento celebra nel modo migliore il ventennale della Fondazione, aperta l’8 luglio 2006 per volontà dell’artista e dell’amministrazione comunale. Si tratta di un’istituzione nata dal dono di Maria Lai al suo paese, pensata non come un archivio polveroso, ma come un’eredità culturale viva, capace di portare i giganti del Novecento tra i tachi di Ulassai. Per chi volesse visitare l’esposizione, il percorso si articola tra il CaMuC – Casa Museo Cannas, suggestivo complesso nel centro storico, e la Stazione dell’Arte, l’ex stazione ferroviaria simbolo di incontri e partenze. Le porte sono aperte dal martedì alla domenica, dalle 09:30 alle 13:00 e dalle 14:30 alle 19:30, con il lunedì come giorno di chiusura. Le visite guidate, condotte dagli esperti della Stazione dell’Arte, sono incluse nel biglietto d’ingresso e si tengono ogni giorno alle ore 9:30, 11:00, 14:30 e 16:00. Per informazioni e prenotazioni è possibile chiamare il numero +39 0782 208111 o scrivere a stazionedellarte@tiscali.it, mentre tutti i dettagli sono consultabili sui siti stazionedellarte.com e camuc.it. Questa doppia mostra dimostra che quando le mappe vengono riscritte e i confini cancellati, il villaggio custodito dentro di noi rimane l’unico luogo indistruttibile in cui poter ancora tornare a casa.
Davide Mosca
Marc Chagall, Parigi in festa, 1982. Litografia, 50×65 cm. Private Collection. (M. 997) © Chagall ® by SIAE 2026
Marc Chagall, Mazzo di fiori su sfondo rosso, 1970 ca. Olio su tela, 41x 32,5 cm. Private Collection © Chagall ® by SIAE 2026









