Esiste una creatura primordiale che ha attraversato indenne le ere geologiche, sopravvivendo ai dinosauri per arrivare fino ai giorni nostri con un segreto vitale custodito nelle vene: un sangue blu elettrico. Il granchio a ferro di cavallo, o limulo, non è solo un “fossile vivente”, ma il perno attorno al quale ruota Blue Blooded – Sangue blu, la prima personale in un’istituzione italiana di Hannah Levy, in apertura al Museo Nivola a Orani dal prossimo 28 marzo. L’esposizione rompe gli schemi della scultura tradizionale per abbracciare un’estetica “chirurgica”, dove l’acciaio inox lucidato a specchio incontra il silicone e il vetro traslucido. La ricerca della trentacinquenne newyorkese trasforma l’ex lavatoio di Orani in una cassa di risonanza tra passato remoto e futuro hi-tech. Al centro della navata si staglia una struttura tentacolare dalle proporzioni architettoniche: una silhouette che evoca contemporaneamente un riparo balneare e uno scheletro preistorico, con gambe sottili ispirate alla morfologia dell’artropode marino. È una presenza sospesa, una reliquia industriale che abita lo spazio mettendo in tensione la rigidità del metallo con la morbidezza organica del silicone. Il progetto nasce da una suggestiva coincidenza biografica che lega l’artista a Costantino Nivola. Se lo scultore di Orani scoprì la tecnica del sandcasting sulle spiagge di Long Island, Hannah Levy ha percorso quegli stessi litorali per raccogliere i gusci dei limuli, matrici concettuali di queste nuove opere. Il risultato è un dialogo silenzioso tra due epoche e due linguaggi che indagano il confine tra arte e architettura. Lungo le pareti, elementi in acciaio simili a chele afferrano sfere di vetro soffiato blu, mentre gusci di alluminio fusi a cera persa rivelano anatomie aliene riempite di vetro fuso, in un gioco di trasparenze che richiama il prezioso liquido vitale della creatura. Oltre l’impatto visivo, la mostra solleva una questione etica legata allo sfruttamento delle risorse naturali. Il sangue blu del limulo è infatti essenziale per la sicurezza dei prodotti farmaceutici mondiali, una dipendenza che comporta il prelievo annuale di migliaia di esemplari. Le sculture della Levy diventano così simboli di una fragilità condivisa, dove la tecnologia umana si intreccia inestricabilmente alla sopravvivenza di una specie arcaica. Fino al 12 luglio, il Museo Nivola ospita un universo scultoreo in cui il corpo, il desiderio e la materia si fondono, offrendo una riflessione profonda sulla responsabilità dell’uomo verso il mondo vivente.
Davide Mosca

 

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