Firenze si appresta a vivere una stagione culturale senza precedenti, trasformandosi nel palcoscenico di un incontro artistico che scavalca i secoli e gli oceani. Dal 14 marzo al 23 agosto 2026, Palazzo Strozzi ospiterà una retrospettiva monumentale dedicata a Mark Rothko, figura titanica dell’arte americana del Novecento, le cui tele hanno ridefinito il concetto stesso di astrazione, trasformando il colore in una vera e propria esperienza metafisica.
L’attesa per questo evento è giustificata dalla caratura dei prestiti ottenuti. Grazie alla curatela di Christopher Rothko ed Elena Geuna, le sale del palazzo rinascimentale accoglieranno opere provenienti dai santuari dell’arte mondiale: dal MoMA e dal Metropolitan Museum di New York alla Tate di Londra, passando per il Centre Pompidou di Parigi e la National Gallery of Art di Washington. Molti di questi capolavori, inclusi alcuni dei celebri e imponenti “color field paintings”, non sono mai stati esposti in Italia, rendendo la mostra un’occasione irripetibile per confrontarsi dal vivo con la forza magnetica della sua pittura.
Il percorso espositivo è stato concepito come un viaggio cronologico e spirituale. Si parte dagli esordi meno noti, quelli di una figurazione inquieta che dialogava serratamente con le visioni dell’Espressionismo e le derive oniriche del Surrealismo, per poi giungere alla stagione della maturità. È qui che Rothko abbandona il segno grafico per lasciare che il colore invada l’intera superficie della tela. Non si tratta di semplice decorazione, ma della creazione di veri e propri “luoghi del silenzio” dove la luce sembra emanare direttamente dal pigmento, invitando il visitatore a una pausa introspettiva quasi religiosa, in bilico tra la materia pittorica e l’infinito.
Ma la vera peculiarità di questo progetto risiede nel suo legame viscerale con Firenze, una città che Rothko amava profondamente e che influenzò la sua percezione della luce e della proporzione. La mostra infatti non resta confinata tra le mura di Palazzo Strozzi, ma si diffonde in un itinerario urbano che tocca due siti simbolo della spiritualità e del genio architettonico toscano. Al Museo di San Marco, le campiture di Rothko troveranno un’eco sorprendente nella purezza degli affreschi di Beato Angelico, in un cortocircuito visivo tra il misticismo del Quattrocento e quello del secolo scorso. Contemporaneamente, il Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana offrirà un contrappunto plastico d’eccezione, mettendo in relazione le visioni dell’artista con l’architettura monumentale e tormentata di Michelangelo.
Questo dialogo tra antico e moderno, promosso dalla Fondazione Palazzo Strozzi in collaborazione con il Ministero della Cultura e le principali istituzioni locali, sottolinea la portata internazionale di un’operazione che vede schierati importanti sostenitori pubblici e privati, dal Comune di Firenze alla Regione Toscana, fino a Intesa Sanpaolo e alla Fondazione CR Firenze.
Davide Mosca
Foto Courtesy Palazzo Strozzi





