C’è una sottile ironia nella storia, un momento in cui il destino di un futuro imperatore si incrocia con quello di un umile uomo di mare, cambiando per sempre le sorti di una battaglia che sembrava già scritta. È il febbraio del 1793. L’Europa è scossa dai fremiti della Rivoluzione Francese e le ambizioni di Parigi si allungano verso il Mediterraneo. L’obiettivo è la Sardegna. A Bonifacio, in Corsica, una flotta imponente spiega le vele. A bordo della fregata Fauvette c’è un giovane ufficiale, un sottotenente d’artiglieria dallo sguardo ambizioso che il mondo imparerà presto a temere: Napoleone Bonaparte. Dall’altra parte del mare, a difesa del piccolo arcipelago di La Maddalena, c’è un nocchiere sardo, Domenico Millelire. La disparità delle forze in campo è quella classica delle epopee: Davide contro Golia. La popolazione civile, comprendendo la gravità della minaccia, viene evacuata verso l’entroterra di Palau. A difendere l’isola rimangono circa cinquecento miliziani sardi, un gruppo eterogeneo composto per lo più da pastori e artigiani. Uomini abituati alla fatica, ma poveri di mezzi militari rispetto alla macchina da guerra francese che si sta avvicinando. Il comandante della spedizione francese, il Generale Colonna-Cesari, è sicuro della vittoria. La flotta occupa l’isola di Santo Stefano e inizia a martellare La Maddalena. La resa sembra questione di ore. È qui che emerge la figura di Domenico Millelire. Secondo di quattro fratelli, tutti gente di mare, Millelire capisce che una difesa statica porterebbe al massacro. Serve l’imprevedibilità. Serve l’audacia. Millelire prende il comando di una piccola lancia. Con uno sforzo titanico e grazie alla forza delle braccia dei suoi uomini, riesce a trasportare un pesante cannone sulla costa gallurese. È una mossa che i francesi non si aspettano: il fuoco non arriva più solo dalle fortificazioni note, ma da posizioni mobili, nascoste, letali. Dalla costa sarda, il cannone di Millelire inizia a ruggire contro la flotta nemica. I colpi sono precisi, devastanti. La strategia francese va in frantumi; le navi, colpite e disorientate da questo fuoco incrociato, subiscono danni ingenti. Il Generale Colonna-Cesari, vedendo la situazione precipitare, ordina la ritirata. I sardi rispondono con le poche munizioni rimaste, ma non basta. Millelire non si accontenta di aver difeso la posizione. Vuole la vittoria totale. Riprende il suo cannone, si imbarca su una scialuppa cannoniera e si lancia all’inseguimento della flotta in ritirata. È un’immagine potente: una piccola imbarcazione sarda che dà la caccia ai giganti francesi, spingendoli fino al largo delle coste della Corsica. Quella che doveva essere un’invasione trionfale si trasforma in una fuga disordinata. Il valore dimostrato in quei giorni gelidi di febbraio consacrò Domenico Millelire alla storia. Per l’audacia mostrata nel riprendere Santo Stefano e per l’incredibile difesa di La Maddalena, gli fu conferita la Medaglia d’oro al valor militare del Regno di Sardegna. Fu la prima in assoluto ad essere assegnata, accompagnata da una motivazione che risuona ancora oggi: “Per aver ripreso al nemico l’isola di Santo Stefano e per la valorosa difesa dell’isola di La Maddalena contro gli attacchi della squadra navale della Repubblica francese.”La sua carriera proseguì con onore, arricchita da una medaglia d’argento e dalla Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Domenico Millelire morì nella sua amata La Maddalena il 14 agosto 1827, ma il suo nome rimane scolpito nella memoria come simbolo di fedeltà e di quell’ingegno tutto italiano capace di ribaltare le sorti avverse, costringendo alla fuga persino colui che sarebbe diventato il padrone d’Europa.
Davide Mosca

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