Nelle sale di Ca’ Corner della Regina, sede veneziana della Fondazione Prada, la mostra “Helter Skelter” delinea un confronto inedito tra due figure centrali dell’arte contemporanea americana: Arthur Jafa e Richard Prince. Curata da Nancy Spector, l’esposizione mette in luce una sintonia creativa fondata sulla manipolazione radicale e sull’appropriazione di immagini provenienti dai bacini più disparati della cultura popolare statunitense. Nati a dieci anni di distanza — Prince nel 1949 e Jafa nel 1960 — i due artisti condividono un approccio metodologico che affonda le radici nel ready-made di Marcel Duchamp. Attraverso una pratica definita dalla curatrice come “pirateria artistica”, entrambi attingono senza autorizzazione a un repertorio visivo vastissimo: film, romanzi pulp, fumetti, video di YouTube, post sui social media, prime edizioni della Beat Generation e cimeli di celebrità. Questo materiale viene prelevato dal suo contesto originale e convertito in arte, trasformandosi in uno strumento per mettere a nudo le contraddizioni e i miti della società americana. Il percorso espositivo, che si sviluppa tra il piano terra e il primo piano del palazzo, riunisce oltre cinquanta opere tra fotografie, video, installazioni, sculture e dipinti. Nonostante la comunanza tecnica, le traiettorie concettuali dei due autori mantengono specificità distinte. Jafa opera una riflessione profonda sulla propria identità di uomo afroamericano, con l’obiettivo di potenziare l’estetica e il cinema Black. Prince, al contrario, analizza criticamente la mascolinità bianca, indagando il fascino e le perversioni della psiche americana. Dall’accostamento tematico dei lavori emerge una topografia degli Stati Uniti complessa e stratificata. La mostra descrive un Paese segnato dal passato schiavista ma animato dalle tradizioni musicali Black, un luogo di preghiera e di protesta, di umorismo e di culto della celebrità. Oltre ai lavori storici, sono presentate nuove opere e una zine nata dalla collaborazione diretta tra i due artisti, testimonianza dello scambio di immagini avvenuto durante la genesi del progetto. Il titolo stesso, “Helter Skelter”, funge da palinsesto di riferimenti controversi. Se nell’accezione comune indica confusione o un’attrazione da luna park, il termine è indissolubilmente legato alla storia culturale del 1968: dal brano dei Beatles contenuto nel White Album all’appropriazione criminale di Charles Manson, che utilizzò l’espressione per profetizzare una guerra razziale apocalittica. Il titolo richiama inoltre, per contrasto, una mostra del 1992 al MOCA di Los Angeles che non includeva artisti neri. In questo contesto, l’espressione diventa un “ready-made indisciplinato”, scelto per riflettere la natura composita della doppia personale. Le opere di Jafa e Prince si configurano come dispositivi progettati per destabilizzare i sistemi di credenze consolidati, utilizzando frammenti del mondo empirico per generare una denuncia implacabile delle dinamiche dell’America contemporanea.
Davide Mosca
Foto Courtesy Fondazione Prada Arthur Jafa e Richard Prince








