Fino al 27 settembre, il Monte Granatico ospita 34 opere del maestro siciliano. Un’esposizione nata nel segno della storica amicizia tra l’artista e il notaio collezionista Giovanni Guiso. I numeri della prima settimana confermano le aspettative: oltre duecento ingressi e un gradimento diffuso. La grande mostra “Renato Guttuso – Il respiro della terra”, in corso a Orosei, si sta già affermando come uno degli appuntamenti culturali di maggior rilievo della stagione, dimostrando che il connubio tra turismo estivo e grande arte è una scommessa vincente. Inaugurata lo scorso 11 luglio e aperta al pubblico fino a domenica 27 settembre, l’esposizione trasforma i suggestivi spazi dell’antico Monte Granatico in un palcoscenico d’eccezione. Al suo interno trovano posto 34 opere originali del maestro siciliano, tra i massimi esponenti dell’arte italiana ed europea del secondo Novecento. Il percorso espositivo è stato curato con attenzione dallo storico dell’arte Lorenzo Canova, in un progetto nato dal sodalizio con l’Associazione Metamorfosi, ideatrice dell’allestimento. La scelta di Orosei come sede per questa retrospettiva non è affatto casuale. Nasce infatti dal profondo legame che unì Renato Guttuso a Giovanni Guiso, poliedrica figura di notaio, scrittore, raffinato collezionista e mecenate. La famiglia di Guiso era originaria di Orosei, paese verso cui egli nutrì sempre un forte attaccamento, tanto da donarvi una parte significativa della sua eclettica raccolta d’arte, oggi custodita nel Museo a lui intitolato. Il crocevia principale di questa amicizia fu però Siena, dove Guiso esercitò per decenni la professione notarile. Il suo studio di Palazzo d’Elci, affacciato direttamente su Piazza del Campo, divenne un vivace salotto culturale, capace di riunire ogni anno, in occasione del Palio, personalità di spicco dell’imprenditoria, dello spettacolo e della cultura. L’esposizione oroseina omaggia questo periodo senese con un disegno dal tratto rapido e vibrante, riferito proprio al Palio dell’agosto 1971 e dedicato da Guttuso alla “felice sera in casa di Nanni”. In quella storica occasione, l’artista ricevette l’incarico di dipingere il drappellone, passando alla storia come il primo pittore non senese a realizzare il celebre cencio. Negli anni, l’amico mecenate arricchì ulteriormente la sua collezione con altre opere di Guttuso, permettendo oggi l’esposizione al Monte Granatico di due pezzi di eccezionale valore. Il primo è l’acquerello Vesuvio, un’opera animata da calde tonalità brune che testimonia l’intensità del fecondo “periodo di Torre del Greco”. Il secondo è il Bozzetto per il capitolo VIII di “Conversazione in Sicilia” di Elio Vittorini. Quest’ultimo fa parte di un nucleo di sedici tavole create nel 1943 per un progetto illustrativo del romanzo, rimasto però incompiuto. Quando i bozzetti vennero ritrovati all’inizio degli anni Ottanta, se ne contavano soltanto quindici. Il sedicesimo elemento, rimasto a lungo celato, fu successivamente rintracciato proprio nella collezione di Giovanni Guiso e viene oggi presentato al grande pubblico. La mostra genera così un circolo virtuoso per il territorio. Il biglietto d’ingresso al Monte Granatico include anche l’accesso al Museo Guiso, permettendo ai visitatori di scoprire non solo il legame con Guttuso, ma l’intera, straordinaria raccolta donata dal notaio, in primis la celebre serie di teatrini in miniatura. Pietro Pani, Direttore del Museo “Don Giovanni Guiso”, esprime grande soddisfazione per i primi risultati: “La Direzione del Museo è particolarmente felice di questa accoglienza. Ci auguriamo che il successo di pubblico e di critica possa continuare. Vi aspettiamo”. Con “Il respiro della terra”, Orosei si consolida come luogo privilegiato, a livello regionale e oltre, per la promozione della grande arte. Un’occasione per immergersi nelle pennellate di un gigante del Novecento, passeggiando tra i gioielli storici della Sardegna. C’è tempo fino al 27 settembre.
Davide Mosca







