Lotus, McLaren, Tyrrell, Cooper, Brabham. Nomi che per Enzo Ferrari erano al contempo un’ossessione e un affronto, i simboli di quell’esercito di “garagisti” che osarono sfidare il trono di Maranello. È la silhouette rivoluzionaria della Lotus 25 di Jim Clark, la prima vera monoscocca della storia, ad accogliere idealmente il visitatore al Museo Nazionale dell’Automobile, insieme alla celebre Tyrrell P34 a sei ruote, azzardo tecnico che ancora oggi lascia sbigottiti per audacia. Accanto a loro, le McLaren M23 e le Brabham raccontano un’epoca in cui il genio britannico riuscì a ribaltare i dogmi della meccanica italiana, spostando il motore alle spalle del pilota e riscrivendo le leggi dell’aerodinamica. Sono ventitré le vetture leggendarie schierate in questa parata di metallo e coraggio, cuore pulsante della mostra “I Nemici del Drake”. Il percorso espositivo, curato con meticoloso rigore da Carlo Cavicchi, Mario Donnini e Maurizio Cilli, non si limita tuttavia a celebrare l’ingegneria, ma immerge il pubblico nel fermento della Swinging London. In quegli anni, la Gran Bretagna non esportava solo i riff dei Beatles o le intuizioni di Mary Quant, ma un nuovo modo di intendere la competizione: più leggero, più spregiudicato, profondamente ottimista. Le sale del MAUTO restituiscono questa atmosfera attraverso sezioni che intrecciano l’automobilismo alla cultura pop, offrendo spunti di riflessione sociologica che spaziano dal ruolo pionieristico delle donne nei paddock – allora territorio quasi esclusivamente maschile – fino ai primi, eroici esperimenti delle riprese televisive con camera-car rudimentali e pesanti. Il racconto visivo trova il suo vertice negli scatti di Rainer W. Schlegelmilch. Le trentaquattro fotografie esposte non sono semplici documenti di cronaca, ma opere che catturano l’intensità emotiva del pilota e la tensione del limite estremo. La capacità di “RWS” di governare la luce trasforma il rischio delle corse in un’estetica potente, capace di fermare l’attimo in cui la sfida tecnica si faceva epica umana. Questa narrazione prosegue poi oltre le teche, grazie a un programma pubblico che coinvolge i protagonisti dell’epoca in conversazioni dirette e a una rassegna cinematografica curata con il Museo Nazionale del Cinema, che ripercorre i miti della pista attraverso pellicole iconiche come Grand Prix o Le Mans ’66. Visitare questa rassegna significa comprendere come la rivalità tra Enzo Ferrari e le scuderie d’oltremanica abbia forgiato la Formula 1 moderna, trasformandola da sport d’élite a fenomeno globale. Non è solo una questione di cilindri e telai, ma il ritratto di un mondo in rapida mutazione, dove la passione per la velocità era lo specchio fedele di una rivoluzione sociale che non avrebbe più guardato indietro. Il Drake perse alcune battaglie contro quegli assemblatori che considerava poco più che artigiani, ma è proprio nel fuoco di quella competizione che si è cementato il mito universale del Cavallino Rampante.

Davide Mosca

 

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