Il trentanovesimo capitolo di Time in Jazz prende il largo e, prima di approdare tra le rocce e i boschi della Gallura, fa scalo nel cuore di Parigi per ribadire la sua statura internazionale. Sarà infatti la prestigiosa cornice dell’Istituto Italiano di Cultura, in rue de Varenne, a battezzare lunedì 27 aprile la nuova edizione di una delle rassegne più longeve e visionarie del panorama musicale europeo. Paolo Fresu, anima e motore del festival sin dal lontano 1988, ha scelto la capitale francese per svelare un cartellone che quest’anno gioca d’anticipo e sfida i formati tradizionali: la vera novità del 2026 è il deciso raddoppio delle date, con un’inedita anteprima fissata dal 19 al 21 giugno che farà da apripista al consueto, densissimo viaggio di metà agosto. L’idea di dilatare il calendario non è un semplice vezzo organizzativo, ma una scelta strategica figlia della positiva esperienza dello scorso anno. Time in Jazz si conferma così un organismo vivo e pulsante, capace di abitare il territorio sardo ben oltre i confini del turismo stagionale, trasformando il nord dell’isola in un palcoscenico permanente. Dall’8 al 16 agosto, la musica tornerà a farsi sentiero, partendo dal quartier generale di Berchidda per irradiare una costellazione di centri che comprende, tra gli altri, Arzachena, San Teodoro, Porto Rotondo, la suggestiva Luras e i boschi di Tempio Pausania, con l’immancabile e quasi mistico concerto all’Agnata.
Tuttavia, limitarsi a parlare di una rassegna di concerti sarebbe riduttivo. Quello che Fresu ha costruito in quasi quarant’anni è un ecosistema culturale totale dove le note si intrecciano indissolubilmente alla letteratura, alle arti visive, alla formazione e a una profonda riflessione sul paesaggio e sulla sostenibilità. È un festival che non si consuma in una platea, ma che si vive nei siti archeologici, nelle chiesette campestri e nelle piazze, coinvolgendo attivamente le comunità locali. Accanto ai grandi nomi del jazz, troveranno spazio le mostre, i dibattiti con gli autori e l’ormai fondamentale sezione “Time to Children”, un laboratorio a cielo aperto che educa le nuove generazioni alla curiosità e al rispetto per la bellezza. La presentazione parigina, prevista per le ore 11 e accessibile a chiunque tramite la diretta streaming sui canali Facebook e YouTube del festival, rappresenta dunque solo l’inizio di un racconto più vasto. La giornata nella Ville Lumière si chiuderà in serata con un evento di altissimo profilo artistico e civile: il reading musicale “Un anno sull’Altipiano”, prodotto dal centro Insulae Lab. Sul palco, l’attore Felice Montervino e il pianista Pietro Lussu — nipote del celebre scrittore — daranno voce e armonia alle memorie di Emilio Lussu. Sarà un momento di rara intensità, capace di unire la testimonianza storica della Grande Guerra alla poesia del presente, tracciando un ponte ideale tra la Sardegna e l’Europa.
Con il sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Sardegna e di una fitta rete di partner guidati dalla passione per la qualità, Time in Jazz 2026 si preannuncia come un’edizione capace di rinnovare quel miracolo che ogni anno trasforma la macchia mediterranea in una cassa di risonanza per il mondo intero. Per chi volesse approfondire il programma o organizzare il proprio viaggio tra le note e il mare, la segreteria del festival e il sito ufficiale restano i punti di riferimento per non perdere neanche un accordo di questa lunga estate in musica.
Davide Mosca







