C’è un filo ininterrotto che lega lo spazio intimo di una stanza alle dinamiche pulsanti dell’ambiente urbano. Esplorare e scardinare questo confine è, da oltre sessant’anni, la missione artistica e intellettuale di Ugo La Pietra. Dal 27 novembre 2026 al 7 marzo 2027, il Museo MAN di Nuoro accende i riflettori su uno dei più originali e instancabili sperimentatori italiani con la grande mostra personale Domus, Domo. L’inaugurazione, fissata per venerdì 27 novembre alle ore 18, segna un momento di profonda indagine sulle trasformazioni sociali e sulle infinite forme in cui l’individuo si appropria del proprio territorio. Curata da Gabi Scardi, l’esposizione si inserisce perfettamente nel solco della ricerca che il museo barbaricino sta tracciando attorno a quegli artisti che, a partire dagli anni Sessanta, hanno rivoluzionato le pratiche visive e concettuali. Architetto di formazione e figura di spicco del Radical Design, inventore della teoria del “Sistema disequilibrante”, La Pietra ha sempre contrapposto una visione libera e fluida ai modelli codificati dell’urbanistica istituzionale. Laddove la città contemporanea impone regole, barriere e separazioni, l’artista classe 1938 si concentra sulle fessure: i marciapiedi, i cortili urbani, i balconi, le zone di margine. Come evidenzia la curatrice, nell’opera di La Pietra la frontiera non è mai concepita come un muro, ma come una soglia porosa, un’interfaccia ricca di opportunità dove la vita sfugge alla pianificazione per riappropriarsi spontaneamente dello spazio. Il percorso espositivo si snoda attraverso una rigorosa ma sorprendente selezione di circa ottanta opere, capaci di restituire l’eclettismo tecnico dell’autore. Dai dipinti acrilici alle ceramiche, dalle installazioni ai fotomontaggi, fino ai film d’artista e agli oggetti di design, la mostra abbraccia l’intera carriera del creativo, dal 1960 a oggi. Le sale del museo mutano pelle seguendo precise declinazioni del concetto di dimora, scandite in sezioni tematiche che vanno da Casa e città a Fuori casa, passando per Fare casa e Casa e natura. Un allestimento che dilata i confini liquidi dell’architettura per esplorare il rapporto tra la dimensione domestica e il paesaggio pubblico. Un elemento di eccezionale rilievo della retrospettiva è il profondo legame che unisce l’artista alla Sardegna, celebrato in mostra con grande slancio narrativo. Una fascinazione che ha radici storiche: nel 1978, La Pietra portò avanti una rigorosa indagine fotografica sui celebri “casotti” della spiaggia del Poetto, a Cagliari. Quelle precarie e pittoresche architetture balneari in legno dei primi del Novecento divennero per lui il manifesto di un'”architettura spontanea”, un design del bisogno quotidiano, intimamente integrato nella natura e capace di riscrivere la percezione del paesaggio. Il dialogo con la cultura dell’isola è proseguito decennio dopo decennio, dalla storica mostra Taccas sui tappeti sardi all’ISRE nel 1987, fino al ciclo di ceramiche presentato nel 2009 alla Biennale di Artigianato Sardo. Oggi, a coronamento di questa lunga fedeltà al territorio, Domus, Domo svela un capolavoro inedito: un prezioso ciclo di arazzi nati dai disegni preparatori del maestro e tradotti in materia, con altissima perizia artigianale, dalle tessitrici dello Studio Pratha. Un punto di incontro perfetto tra l’avanguardia concettuale milanese e il patrimonio tessile isolano. Corredata da un catalogo edito da Quodlibet, impreziosito dal progetto grafico di Leonardo Sonnoli, Domus, Domo si profila come un evento espositivo di rara potenza visiva e intellettuale. Un’esplorazione entusiasmante che elegge l’abitare non a semplice necessità fisica, ma a suprema espressione di libertà sociale e creativa.
Davide Mosca


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