L’essenza delle donne catturata in ventotto frammenti di pura luce e ombra. Giovedì 2 luglio, alle ore 18, le porte del Temporary Storing della Fondazione per l’Arte Bartoli Felter di Cagliari, in via XXIX novembre 3/5, si apriranno per svelare “Lo Sguardo su Eva”, l’attesa mostra personale del fotografo Gianni Casti, curata da Roberta Vanali. Il percorso visivo, aperto al pubblico fino al 17 luglio dal lunedì al venerdì dalle 17 alle 19.30, promette di scuotere e sedurre l’osservatore attraverso un’indagine antropologica e spirituale che va ben oltre la semplice estetica, ponendo l’accento sulla straordinaria intensità dello sguardo. Gianni Casti, nato a Cagliari nel 1973, porta in questa esposizione il bagaglio di un percorso umano e professionale unico. Avvocato presso il Foro di Cagliari dal 2007, ma con oltre quarant’anni di passione e pratica fotografica alle spalle, Casti ha saputo far dialogare la sua prima attività nel settore della moda e il lavoro come fotoreporter freelance per l’agenzia milanese Fotogramma con la sua carriera legale. È proprio la professione forense ad aver affinato in lui un’intensa attitudine all’ascolto e all’empatia, dotandolo della sensibilità necessaria a comprendere le complessità dell’animo umano. Come spiega lo stesso autore, il ritratto è la forma principe della fotografia perché emoziona, cattura e seduce, ma fotografare le donne richiede un garbo estremo, buon gusto interiore e leggerezza, indispensabili per superare filtri, certezze e insicurezze attraverso un profondo rapporto di fiducia. Il percorso espositivo si sviluppa attraverso scatti in bianco e nero e a colori di varie dimensioni, in cui il bianco e nero si configura come una scelta espressiva di sottrazione cromatica capace di restituire un’immagine essenziale e austera. Il processo creativo di Casti rifiuta schemi rigidi per muoversi fluidamente tra intuizione e pianificazione, sfruttando oggi le potenzialità del digitale – dopo un’esperienza ventennale con l’analogico – e interfacciandosi direttamente con lo stampatore in fase di post-produzione. Sul piano formale, la forza delle opere si poggia su scelte tecniche e compositive rigorose. Ai primissimi piani serrati, caratterizzati da una forza magnetica e da profondi contrasti chiaroscurali che richiamano la luce caravaggesca, l’autore alterna l’uso della luce ambiente, considerata la massima espressione di autenticità e creatività. Le inquadrature variano dai tagli cinematografici a ampie composizioni geometriche in cui i soggetti si inseriscono in contesti strutturali che suggeriscono un senso di attesa e nostalgia. In questo impianto visivo, le pose assumono una forte componente teatrale dove le mani giocano un ruolo narrativo centrale e il colore appare solo quando è investito di una forte valenza simbolica. Con questa mostra, Gianni Casti dimostra una notevole maturità artistica: non si limita a fotografare un volto, ma trasforma il ritratto in uno specchio per esplorare la dualità tra il nascondere e il rivelare, traducendo emozioni astratte in forme visive potenti e senza tempo.
Davide Mosca








