Roma, fine aprile. C’è un momento preciso, durante il tramonto a Casina Valadier, in cui il bronzo della carrozzeria di una Lamborghini si fonde con i riflessi dei tetti della Capitale. Non è solo una questione di estetica, ma di un ritorno a casa per un pezzo di storia che sembrava aver smarrito la propria identità. L’occasione è stata la prima edizione dell’Anantara Concorso Roma, un evento che ha saputo riportare il sapore della “Dolce Vita” tra le strade della città, ma il vero protagonista, capace di tenere banco tra collezionisti e puristi, è stato l’ultimo miracolo del Polo Storico di Sant’Agata Bolognese: una Miura SV del 1972 riportata allo stato dell’arte. Vederla oggi, in quella particolare sfumatura di marrone denominata “Luci del Bosco”, fa quasi dimenticare che solo tre anni fa questa vettura era l’ombra di se stessa, lontana dalle specifiche originali. Il restauro, iniziato a fine 2023, è stato un’operazione chirurgica basata su una ricerca d’archivio ossessiva. Dalle griglie del cofano alle alette delle maniglie con i bordi arrotondati, ogni centimetro è stato ripristinato seguendo la scheda di produzione dell’epoca. Persino gli scarichi sono tornati a essere i “tipo Bob”, quelli voluti dal leggendario collaudatore Bob Wallace, mentre l’abitacolo ha ritrovato il suo splendore color senape, completo di quel volante compatto e della leva del freno a mano allungata che distinguono la SV dalle versioni precedenti. Se la Miura SV ha rappresentato il rigore della tecnica, un’altra vettura ha acceso la fantasia del pubblico presente a Villa Borghese: la Miura P400 del 1968. Per decenni si è creduto che l’esemplare usato nella scena d’apertura del film The Italian Job fosse andato distrutto durante le riprese; invece era lì, orgogliosamente integra e certificata dal Polo Storico. Non è un caso che la giuria le abbia assegnato il primo posto di categoria e il premio speciale “La vettura di Cinecittà”. È la prova che certe auto smettono di essere semplici mezzi di trasporto per diventare icone pop, capaci di raccontare un’epoca meglio di un saggio di storia. Mentre due Countach 25° Anniversario sfilavano accanto alle loro antenate, il messaggio di Lamborghini è apparso limpido: nel sessantesimo anniversario della sua prima supercar, il futuro del marchio passa inevitabilmente per la difesa della propria memoria. Non è stato solo un concorso d’eleganza, ma la dimostrazione che quando la meccanica incontra la filologia, l’automobile entra di diritto nel regno dell’arte. E Roma, con la sua bellezza eterna, è stata la cornice perfetta per ricordare al mondo che il fascino del Toro non teme il passare del tempo.
Davide Mosca

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