Ci sono artisti che attraversano il loro tempo come comete, lasciando una scia di bellezza sospesa tra realtà e sogno. Eugene Berman fu uno di questi: un pittore che trasformò la nostalgia in visione, il ricordo in architettura interiore, il passato in una promessa di modernità. Al Mart di Rovereto, dal 27 settembre 2025 al 1° marzo 2026, la mostra “Eugene Berman. Modern Classic” riporta alla luce l’universo poetico e cosmopolita di uno dei protagonisti più affascinanti del Novecento, in un viaggio che parte da Parigi, attraversa l’America e approda a Roma — la città che divenne la sua casa dell’anima. Ideata da Vittorio Sgarbi ed Elisabetta Scungio, e curata da Sara De Angelis, Denis Isaia, Peter Benson Miller e Ilaria Schiaffini, la retrospettiva è la più completa mai realizzata sull’artista russo, intellettuale raffinato, pittore, scenografo, illustratore e collezionista. Un uomo che, come amava dire, trovò nella luce e nei paesaggi italiani le “fonti di ispirazione più feconde” della sua opera. Oltre duecento opere — tra dipinti, carte, taccuini, fotografie, costumi e reperti archeologici — raccontano l’avventura creativa di un artista capace di fondere il linguaggio del mito con quello della modernità. Le sale del Mart diventano così un teatro della memoria: un luogo in cui i cieli metafisici e i ruderi di Berman dialogano con l’eco dei viaggi del Grand Tour e con le ombre silenziose dei suoi scenari per il Metropolitan Opera di New York. Berman fu un artista del tempo sospeso. Nei suoi quadri si respira la malinconia di chi ha vissuto molte vite e molti luoghi — dalla San Pietroburgo perduta dell’infanzia ai boulevard di Parigi, fino alle rovine di Roma che divennero, per lui, un rifugio e una rivelazione. La mostra di Rovereto, costruita intorno al prezioso lascito conservato presso la Direzione regionale Musei nazionali Lazio e arricchita da prestiti internazionali, ne rivela l’anima segreta: un intreccio di erudizione e sogno, di memoria classica e inquietudine moderna.
Accanto ai dipinti, “Modern Classic” presenta materiali scenografici, costumi e illustrazioni per riviste come Vogue America e Life, insieme a fotografie di viaggio in Messico, Egitto e Italia, provenienti dall’archivio dell’American Academy in Rome. Oggetti, reperti e antichità raccolti nel suo appartamento di Palazzo Doria Pamphili completano il ritratto di un artista-collezionista, affascinato dalle civiltà perdute e dalla bellezza delle rovine. Nel percorso, le opere dialogano con quelle dei compagni di viaggio del neo-romanticismo — da Christian Bérard a Leonor Fini, da Fabrizio Clerici a Corrado Cagli — in una rete di influenze che attraversa mezzo secolo d’arte europea. “Eugene Berman. Modern Classic” non è solo una mostra: è un ritorno. Un ritorno alla poesia del tempo, alla forza della memoria, alla capacità dell’arte di rendere eterno ciò che fugge.

Davide Mosca

Foto Courtesy Mart Rovereto per mostra

 

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