L’arte contemporanea respira tra i boschi del Limbara, dove la corteccia degli alberi, il granito e la ricerca espressiva parlano la stessa lingua. Questo luogo speciale è il Parco del Limbara, nei dintorni di Tempio Pausania, che nei giorni scorsi ha inaugurato la settima stagione di Organica, il Museo di arte ambientale allestito negli spazi del CEDAP (Centro di Educazione e Documentazione sull’Ambiente e sul Paesaggio) e immerso nel verde incontaminato del bosco di Curadureddu. Fino a dicembre 2026, l’associazione culturale tramedarte – guidata dalla direzione artistica di Giannella Demuro – proporrà un ricco programma di mostre, performance, concerti, laboratori e trekking culturali. L’obiettivo al centro di ogni attività è esplorare il delicato legame tra essere umano e natura, offrendo ai visitatori un modo inedito per scoprire la straordinaria bellezza dell’isola e riflettere sui temi urgenti della sostenibilità. Il sipario sulla nuova programmazione si alza con due mostre temporanee, aperte al pubblico fino al 30 giugno, che uniscono la grande storia dell’arte sarda al riscatto sociale e civile. La prima proposta è una preziosa retrospettiva dedicata ad Aldo Contini (Sassari, 1924-2009), figura cardine della sperimentazione artistica in Sardegna fin dal secondo dopoguerra, universalmente riconosciuto tra i più significativi innovatori del panorama isolano. Curata da Giannella Demuro, la mostra “Prima dell’oro – carte, colori, segni” nasce da un evento quasi magico: l’apertura, a dieci anni dalla sua scomparsa, del suo studio privato, rimasto chiuso e del tutto intatto dal momento della morte. Entrare in quel luogo silenzioso ha permesso di riscoprire non solo i quadri finiti, ma il “dietro le quinte” della sua mente: un tessuto sotterraneo di taccuini, schizzi e appunti in cui il pensiero si sedimentava per farsi disegno.
Il percorso espositivo racconta un artista poliedrico e mai lineare, la cui produzione somiglia a una costellazione di episodi autonomi legati da una segreta continuità. Collaboratore di Eugenio Tavolara nell’I.S.O.L.A., Contini ha lavorato come designer per modernizzare l’artigianato sardo. La seconda mostra in programma abbatte idealmente le mura della Casa di Reclusione “Paolo Pittalis” di Nuchis. Intitolata “I Costumi del Macbeth” e curata da Giannella Demuro e Fabio Loi, l’esposizione raccoglie i costumi di scena e i bozzetti nati durante la seconda edizione di “Teatro Dentro”, un progetto educativo finanziato dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria per valorizzare la persona e la sua capacità di cambiamento. Sotto la guida del costumista e scenografo Fabio Loi, e per il progetto scenico dedicato al Macbeth di Shakespeare con la regia di Chiara Murru, i partecipanti hanno dato forma ai personaggi della tragedia. I costumi esposti colpiscono per il forte impatto visivo e per i profondi significati simbolici, richiamando figure ibride, suggestioni animali e netti contrasti tra luce e ombra capaci di far dialogare il dramma scozzese con le biografie e la sensibilità dei detenuti. Un tratto centrale dell’operazione è la scelta di utilizzare materiali di recupero, tessuti rigenerati e frammenti riusati: il riciclo diventa così una scelta sia ecologica che poetica, un gesto creativo e culturale. In mostra non c’è solo il prodotto finale, ma anche i bozzetti, i collage e gli appunti visivi che testimoniano il lavoro collettivo di progettazione e la nascita dei personaggi. Questa esposizione fa anche da apripista a “RI-VESTI IL FUTURO – moda sostenibile tra creatività, consapevolezza e innovazione territoriale”, un nuovo progetto del CEAS Tempio in collaborazione con Organica, che per tutto il 2026 coinvolgerà i giovani e la comunità sui danni del fast fashion, promuovendo l’upcycling e il consumo responsabile.

Davide Mosca

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