Cucire come atto di indagine, tessere come scrittura del mondo, trasformare la memoria di una comunità in un linguaggio concettuale radicale: sono questi i pilastri su cui si costruisce la grande retrospettiva che il Museo Madre di Napoli dedica a Maria Lai fino a settembre. Intitolata Maria Lai. Essere è tessere, la mostra ripercorre oltre sessant’anni di attività per ricollocare l’artista sarda al crocevia delle principali avanguardie italiane e internazionali del secondo dopoguerra, superando definitivamente quella lettura storiografica che ha spesso ridotto la sua produzione a una dimensione puramente biografica o di folclore regionale. Il progetto espositivo, curato da Mónica Amor e Carlos Basualdo in collaborazione con l’Archivio e la Fondazione Maria Lai e con l’assistenza curatoriale di Giulia Brandinelli, dimostra come l’ancoraggio alle radici insulari non sia mai stato un limite, bensì una potente armatura teorica. Attraverso quel registro locale, Lai ha infatti affrontato la crisi dell’oggetto artistico convenzionale, apportando un contributo originalissimo al dibattito sull’astrazione materica, sulla fisicità dell’opera e sulle pratiche femministe. L’allestimento si sviluppa lungo un tracciato al tempo stesso cronologico e tematico che valorizza un’instancabile sperimentazione tecnica. L’assemblage, il collage, l’uso del tessuto, il cucito e il costante richiamo alla tradizione orale emergono come strumenti capaci di dissolvere il confine tradizionale tra arte e vita quotidiana. In questo itinerario concettuale, la personale del 1971 alla Galleria Schneider di Roma viene isolata e presentata come uno snodo fondamentale, il vero punto di rottura in cui matura un’assoluta libertà espressiva. Nelle sale del museo napoletano tornano così a dialogare i nuclei centrali di quella ricerca: i Telai, le Tele Cucite, i Libri Cuciti, le Fiabe e i Collages, opere dove la superficie visiva si trasforma in partitura spaziale e il filo sostituisce la rigidità del segno grafico. Coerentemente con la visione dell’artista, convinta che la pratica artistica debba essere anche un processo di apprendimento e condivisione collettiva, il percorso di visita integra una sala interamente dedicata alla didattica. Non uno spazio accessorio o separato, ma un ambiente attivo dove alcune opere originali convivono con specifici dispositivi di laboratorio, invitando il pubblico a entrare in contatto diretto con le dinamiche di composizione del suo lavoro. A sostegno di questa rilettura interviene infine il catalogo edito da Lenz Press, frutto di un’accurata indagine archivistica che ha permesso di colmare antiche lacune storiche con documenti dispersi e cronologie aggiornate. Oltre ai saggi critici dei curatori Mónica Amor e Carlos Basualdo, il volume raccoglie i contributi storici di Elisabetta Rattalino e della poetessa Chandra Livia Candiani, arricchiti dalle schede analitiche redatte da Carol Armstrong, Giulia Brandinelli, Michele D’Aurizio, Francesca Filisetti e Sharon Hecker.
Davide Mosca
Courtesy © Archivio Maria Lai by Siae 2026
Courtesy Museo Madre Napoli






