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Mocda, l’arte e la tecnologia blockchain

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18/08/2022

Da Urban Pixels a Let’s Get Digital! il Museum of Contemporary Digital Art espone opere legate all’innovazione e alla creazione di nuovi modelli di fruizione dell’arte

Negli ultimi mesi l’arte ha scoperto nuove frontiere per potersi esprimere. Difficile stabilire il giorno esatto in cui l’opinione pubblica ha scoperto il valore degli NTF (Non-Fungible Token), ma uno dei primi casi a creare scalpore fu la vendita di Everydays: the First 5000 Days di Beeple da parte della casa d’aste Christie’s. Il prezzo? 69,3 milioni di dollari. Questo non fu altro che l’apice di un processo studiato da realtà come il Museum of Contemporary Digital Art, fondato nel 2019 da un’idea della direttrice Serena Tabacchi, Dominic Perini e Tom Tom Van Avermaet. «Il progetto» – ci racconta il direttore artistico Filippo Lorenzin – «vuole essere uno spazio virtuale non votato esclusivamente alla promozione, ma anche alla conoscenza ed esposizione di progetti d’arte contemporanea e tecnologia».
Gli NFT sono sotto questo aspetto un tipo particolare di token usato dagli artisti per vendere i propri lavori, garantendo unicità all’oggetto acquistato attraverso un attestato di proprietà e autenticità. Da questo gettone si sono subito sviluppate diverse mostre nel nostro Paese, sia all’interno di musei come Palazzo Strozzi a Firenze (Let’s Get Digital!), che all’esterno con le città Milano, Londra e New York che sono diventate delle mostre a cielo aperto grazie a Urban Pixels, realizzato dal MoCDA in collaborazione con EssilorLuxottica.

Gli NFT saranno il futuro per gli artisti? 
«Gli artisti sono il futuro degli NFT. La blockchain è uno strumento formidabile quando utilizzato con competenza e attenzione esattamente come un pennello o una macchina da scrivere: i creativi sono spesso tra coloro che primi esplorano le potenzialità e i limiti di una tecnologia, prima e dopo la sua diffusione popolare. Non solo le ricerche degli artisti decreteranno la vivacità culturale degli NFT, ma ne segneranno la traiettoria sul lungo termine».

Qual è stato secondo lei il momento in cui tutto questo ha preso piede e soprattutto dove sta il vero valore di questo strumento?
«Gli NFT sono supporti che permettono di assegnare un prezzo a un file digitale che è intrinsecamente programmato per essere condivisibile infinite volte. Il valore economico di questa tecnologia è sotto gli occhi di tutti; ciò che ci interessa al MoCDA sono anche e soprattutto le dinamiche culturali e i cambiamenti nel modo di creare e apprezzare l’arte causati dalla blockchain. Riteniamo che il valore dello strumento sta nella sua capacità di connettere persone e creare movimenti a partire dalle idee, piuttosto che dal luogo di appartenenza dei singoli. Se guardiamo alla storia recente degli NFT non è sorprendente che durante i mesi della pandemia si sia registrato un interesse inedito verso la blockchain dove la promessa di essere anonimi online è stata mantenuta».

Come vengono selezionate le opere d’arte?
«La selezione dell’opera è un processo condiviso che spesso è il risultato naturale di un confronto che occupa mesi di lavoro per i nostri curatori. Uno dei nostri obiettivi è lo sviluppo di un approccio informato e obliquo alla creazione dell’arte digitale e alla sua critica che coinvolge tanto gli artisti quanto il nostro pubblico. Le opere che selezioniamo ci danno l’opportunità di scoprire prospettive creative stimolanti e a generare scambi di opinioni tra le diverse parti: gli artisti, i nostri curatori e il pubblico. MoCDA si occupa di arte digitale, non solo di NFT; in questo senso, per noi ciò che conta è come l’artista si approccia alla cultura digitale e agli strumenti digitali piuttosto che il modo in cui le sue opere si concretizzano».

Come è stata presa questa nuova tendenza alla luce anche delle vostre mostre recenti?
«In Italia c’è molta curiosità verso gli NFT come investimento economico, una narrazione il cui grado di entusiasmo viaggia in parallelo alle oscillazioni dei valori delle criptovalute. MoCDA propone un approccio interessato al “come” piuttosto che al “quanto”. E uno dei nostri obiettivi è offrire più opportunità possibili al pubblico di avvicinarsi agli NFT fornendo gli strumenti critici per trattarli innanzitutto dal punto di vista artistico».

Riccardo Lo Re

Pawel Czerwinski, unsplash
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