L’iniziativa propone i reperti provenienti da uno scavo di un antico pozzo situato presso palazzo Vecchio

A partire dal 13 dicembre 2024, il Palazzo Reale di Napoli inaugura una mostra dal fascino unico, Le ceramiche dei Viceré. I reperti provenienti dal pozzo di Palazzo Vecchio. Tra le mura di uno dei simboli della città partenopea, questa esposizione conduce i visitatori in un viaggio attraverso il tempo, alla scoperta della Napoli vicereale e della sua vivace rete di scambi culturali e commerciali. Allestita presso l’uscita dell’Appartamento di Etichetta, accanto allo scenografico Scalone d’Onore, questa esposizione racconta un capitolo affascinante del passato napoletano attraverso 17 preziosi manufatti ceramici, testimonianze dell’arte e degli scambi culturali del XVI secolo. I reperti esposti derivano da una campagna di scavo archeologico condotta tra il 1999 e il 2000, che ha portato al recupero di circa 5000 frammenti ceramici da un antico pozzo situato presso Palazzo Vecchio. Il pozzo, originariamente utilizzato come fonte di approvvigionamento idrico, era stato trasformato in una discarica nel corso del XVI secolo. È proprio grazie a questa destinazione d’uso che si è riusciti a recuperare una grande quantità di materiali, tra cui piatti, coppette e altri oggetti d’uso quotidiano, molti dei quali danneggiati e scartati. L’eccezionalità di questi manufatti risiede nel loro stato di conservazione: nonostante la natura frammentaria di molti oggetti, i reperti selezionati per la mostra rappresentano alcune delle testimonianze meglio preservate di quel periodo storico. I diciassette oggetti scelti offrono uno sguardo sulla ricchezza dei rapporti culturali e commerciali che Napoli intratteneva sia con il resto d’Italia che con l’estero durante il viceregno spagnolo. Si tratta di ceramiche di straordinaria varietà e qualità, capaci di raccontare le dinamiche artistiche e produttive dell’epoca. Tra queste spiccano ceramiche con motivi decorativi tipici delle fabbriche di Montelupo Fiorentino, uno dei principali centri di produzione del Rinascimento italiano, oltre a manufatti locali e spagnoli, provenienti dalle celebri officine di Manises e Valencia. Il pezzo più affascinante è forse una rara coppetta cinese in porcellana bianca e smalto blu cobalto, risalente al Periodo Ming, che rappresenta l’intensità degli scambi commerciali con l’Oriente, mediati attraverso le rotte spagnole e portoghesi. Il percorso espositivo non si limita a mettere in mostra oggetti di grande pregio, ma offre anche una riflessione sulla vita quotidiana e sui contesti di utilizzo di questi manufatti. Si può immaginare come queste ceramiche, oggi esposte come opere d’arte, fossero in realtà oggetti d’uso comune, parte integrante della vita domestica e sociale dell’epoca. Alcune di esse sono legate alla cucina e al servizio della tavola, altre a scopi decorativi, ma tutte sono accomunate dalla loro capacità di raccontare storie che attraversano secoli e continenti. I reperti esposti hanno attraversato un lungo processo di recupero e restauro. Già nel 2000, subito dopo il loro ritrovamento, furono sottoposti a una prima fase di pulitura e ricomposizione, mentre nel 2024 è stato avviato un ulteriore intervento di consolidamento, che ha permesso di valorizzarne al meglio le caratteristiche decorative e strutturali. Questo lavoro meticoloso ha restituito al pubblico non solo oggetti di rara bellezza, ma anche preziosi documenti storici che raccontano le abitudini, i gusti e le influenze culturali della Napoli vicereale. La mostra è visitabile negli orari di apertura del Palazzo Reale, tutti i giorni tranne il mercoledì, dalle ore 9:00 alle ore 20:00. L’ingresso è incluso nel biglietto del museo, offrendo ai visitatori la possibilità di scoprire questi straordinari manufatti nel contesto del prestigioso Palazzo Reale, uno dei simboli più rappresentativi della storia e dell’identità culturale di Napoli. Questa esposizione rappresenta un’opportunità imperdibile per riscoprire il ruolo centrale della città come crocevia culturale e commerciale tra il Mediterraneo, l’Europa e l’Oriente.

Davide Mosca

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