“Per me, disegnare abiti non è una professione, ma un’arte”. In questa dichiarazione di Elsa Schiaparelli è racchiuso il senso profondo della straordinaria retrospettiva che il Victoria & Albert Museum dedica alla stilista italiana, la prima mai realizzata nel Regno Unito interamente focalizzata sulla sua figura. Aperta dal 28 marzo fino all’8 novembre, la mostra “Schiaparelli: Fashion Becomes Art” si presenta come un viaggio immersivo attraverso le pieghe del Novecento e le visioni contemporanee, unendo idealmente la Parigi degli anni ruggenti alla creatività dirompente di Daniel Roseberry. Il percorso espositivo non è una semplice sfilata di manichini, ma un’indagine profonda su oltre 400 oggetti dove la moda dialoga costantemente con la scultura, la fotografia e la pittura. Il cuore pulsante dell’esposizione è il sodalizio con i giganti del Surrealismo, un legame che ha prodotto pezzi capaci di riscrivere l’estetica moderna. Veder sfilare lo Skeleton Dress del 1938 – unico esemplare al mondo e parte della collezione permanente del V&A – accanto al celebre cappello a forma di scarpa rovesciata o al Tears Dress significa entrare direttamente nel laboratorio creativo che la stilista condivise con Salvador Dalí. La mostra evidenzia come la contaminazione fosse totale: accanto agli abiti si trovano infatti opere di Pablo Picasso, Jean Cocteau, Man Ray ed Eileen Agar, a testimoniare come l’atelier di Elsa fosse un crocevia fondamentale per le avanguardie del XX secolo e un luogo di sperimentazione multidisciplinare. La narrazione si snoda attraverso quattro sezioni tematiche che esplorano l’evoluzione della maison. Si parte da Designing the Modern Wardrobe, che ripercorre la carriera di Elsa dall’apertura dei suoi primi atelier parigini nel 1927 con l’insegna “Schiaparelli. Pour Le Sport”. Qui spicca uno dei suoi primi capolavori: il maglione con fiocco trompe-l’œil, donato al museo dalla stessa Elsa, con cui la stilista conquistò il mercato americano grazie a un approccio pratico ma esteticamente rivoluzionario. Il racconto prosegue con Creative Constellations, dove il dialogo con gli artisti si fa più serrato: emblematico è il confronto tra il celebre Lobster Telephone di Dalí e il leggendario Lobster Dress del 1937 che lo ispirò, o il cappotto da sera nato dalla mano di Jean Cocteau. Un capitolo fondamentale è dedicato al legame con il Regno Unito nella sezione Beyond Paris. Schiaparelli non era solo una creativa da atelier, ma una figura pubblica che amava indossare le proprie opere agli eventi più prestigiosi. L’apertura del suo salone di Londra a Mayfair nel 1933 non solo consolidò la sua influenza internazionale, ma segnò profondamente l’inizio del movimento surrealista britannico. In questa parte della mostra, il visitatore può ammirare l’eleganza visionaria di “Schiaparelli London” attraverso pezzi rarissimi, come il sontuoso completo in velluto bordeaux impreziosito da ricami dorati, esposto accanto agli abiti scelti per l’incoronazione di Giorgio VI nel 1937. L’eredità della stilista trova infine la sua naturale e spettacolare evoluzione in Golden Thread, la sezione conclusiva che celebra l’influenza duratura del suo linguaggio creativo. Dal 2019, il direttore creativo Daniel Roseberry reinterpreta questo patrimonio con una sensibilità moderna, mescolando silhouette scultoree a richiami audaci all’estetica del Western americano. Tra i capi più iconici della storia recente, spicca il completo composto da gilet bianco e pantaloni cargo indossato dalla modella Maggie Maurer, completato da un incredibile robot-bambola ricoperto di cristalli. La mostra si chiude con le creazioni che hanno calcato i red carpet più prestigiosi, indossate da star del calibro di Ariana Grande e Dua Lipa. Come sottolineato dal direttore del V&A, Tristram Hunt, la rassegna celebra una designer audace la cui immaginazione, nelle parole della CEO Delphine Bellini, ha saputo fondere pionieristicamente creatività e commercio, ridefinendo per sempre i confini tra ciò che indossiamo e l’arte pura.
Davide Mosca

Foto Courtesy: Victoria & Albert Museum

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