Le sale di Palazzo Reale a Milano aprono le porte a una dimensione creativa tanto affascinante quanto, per certi versi, ancora inesplorata del genio di Figueres. Con il nuovo progetto espositivo in cartellone, il capoluogo lombardo celebra l’intreccio indissolubile tra l’estro del maestro catalano e l’universo del costume. Più che una semplice rassegna, si tratta di un viaggio immersivo in cui l’immaginazione fervida dell’artista si fonde con le complesse tematiche dell’identità personale e dei desideri più reconditi, dando vita a un linguaggio visivo assolutamente unico. Attraverso questo percorso, il visitatore viene guidato alla scoperta di una ricerca estetica che si è rivelata nel tempo straordinariamente prolifica e ricca di sfumature. Il corpus dell’esposizione è vasto e minuziosamente stratificato, capace di restituire la poliedricità del creatore spagnolo. Tra le teche e le pareti del museo trovano spazio oltre duecento testimonianze tra tele, bozzetti preparatori, scatti fotografici d’epoca, proiezioni inedite, preziosi monili e, naturalmente, documenti e capi d’abbigliamento d’eccezione. In questa peculiare grammatica onirica, gli accessori di uso quotidiano subiscono una trasmutazione radicale: calzature, guanti, giacche e gioielli perdono la loro funzione pratica e consueta per assurgere a veri e propri cardini della poetica surrealista, diventando il vocabolario attraverso cui esprimere nuove tensioni emotive. Quello che emerge con forza lungo il percorso di visita, che oscilla fluidamente spaziando dalla pittura alla scultura, fino a toccare il design industriale, è il ruolo proattivo assunto da Dalí all’interno del fashion system. L’artista non si è limitato a osservare o a trarre ispirazione da questo settore, ma ne ha forgiato di persona nuovi codici estetici. Inscenando un dialogo continuo tra l’involucro inanimato del manichino e la vitalità del corpo umano, ha stretto collaborazioni pionieristiche con i più celebri stilisti, le grandi maison di moda e i fotografi di spicco della sua epoca. Con un’intuizione fuori dal comune, ha saputo decifrare e anticipare le logiche e le evoluzioni di un’industria in perenne mutamento, sgretolando definitivamente i confini tradizionali che separavano l’arte pura dalle passerelle. Il risultato è un impatto indelebile sull’intero immaginario legato alla moda, guidato da una costante tensione verso l’innovazione e da una totale libertà creativa. Un’operazione culturale di tale respiro poggia su una solida impalcatura istituzionale e scientifica. Il progetto, fortemente voluto e promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, è il frutto della sinergia produttiva tra lo stesso Palazzo Reale, Mondo Mostre e Civita Mostre e Musei. L’impianto critico è affidato alla direzione scientifica di Montse Aguer e curato da Laura Bartolomé Roviras. Quest’ultima si è avvalsa della collaborazione di Judith Clark, nel ruolo di curatrice associata specificamente dedicata alla complessa sezione moda, oltre che del prezioso supporto delle curatrici associate Lucia Moni e Bea Crespo. L’esposizione, sviluppata lavorando a stretto contatto con la Fundació Gala-Salvador Dalí, ha ottenuto infine l’autorevole patrocinio del Ministero della Cultura, dell’Ambasciata di Spagna sul territorio italiano e della Camera Nazionale della Moda Italiana, suggellando l’importanza di questo imperdibile appuntamento meneghino.
Davide Mosca
Credit Foto: Salvaor Dalí, Three young surrealist women holding in their arms the skins of an orchestra, 1936 (dettaglio). Olio su tela, 53 x 65 cm © Salvador Dalí, Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres, 2026





