«Sono nata, sono cresciuta e ho dipinto tutto il tempo». In questa frase è racchiusa l’intera esistenza di Liliana Cano, una delle figure più libere, amate e vulcaniche della pittura in Sardegna del secondo Novecento. A cinque anni dalla sua scomparsa, e a venti dal conferimento del Candeliere d’Oro Speciale, Sassari celebra la sua artista d’adozione con un’imponente mostra antologica ospitata in un luogo simbolo della cultura cittadina: il Padiglione Eugenio Tavolara. La retrospettiva, intitolata “Liliana Cano. Il fuoco dentro” e aperta al pubblico dal 10 luglio al 20 settembre 2026, rappresenta il culmine di oltre due anni di studi e ricerche condotti dal curatore Davide Mariani. Il progetto è nato sotto l’egida del Comune di Sassari, con il sostegno di Regione e Fondazione di Sardegna, e si inserisce nella più ampia cornice di valorizzazione internazionale dedicata alle grandi artiste del Novecento, beneficiando anche del lascito testamentario del filantropo svizzero Alois Ottiger. Il percorso espositivo non segue una rigida cronologia, ma propone un’immersione totale in oltre settant’anni di attività attraverso cento opere. Ai dipinti, molti dei quali inediti e provenienti da collezioni private, si affiancano preziosi materiali d’archivio e fotografie che tracciano una linea continua tra la Sardegna, la Penisola e il sud della Francia, dove l’artista visse e lavorò a lungo a partire dagli anni Settanta. L’allestimento, curato da Luigi Manca e Laura Melis per Eikon, gioca proprio sulle tonalità accese della tavolozza della pittrice, dominata da quel rosso intenso che lei stessa definiva «il re dei colori». Il visitatore viene così guidato attraverso un racconto fluido che si snoda tra un prologo, cinque sezioni tematiche e un epilogo, esplorando le grandi ossessioni creative di Cano: dal realismo del mondo agropastorale e della vita quotidiana al fascino per il mito e la poesia, dalle tappe del sacro fino all’indagine sulla figura femminile e alla celebrazione dei riti collettivi, delle danze e delle processioni. Tra le gemme di questa retrospettiva spiccano tre piccoli candelieri realizzati negli anni Settanta e mai esposti prima d’ora, che dialogano idealmente con un grande dipinto dedicato alla celebre Discesa dei Candelieri sassarese. Trovano spazio anche la documentazione fotografica del trittico monumentale Les amants du soleil, dipinto nel 1988 per l’Université d’été di Tolone, e l’opera Primavera, un piccolo e intimo paesaggio del 2020 che chiude idealmente il percorso, testimonianza di una mano che non ha mai smesso di creare, nemmeno a novantasei anni. Nata a Gorizia nel 1924, Liliana Cano era arrivata a Sassari nel 1945. In città, nel 1969, aveva aperto la Galleria Sironi, destinata a rimanere per vent’anni il fulcro della vita artistica locale, prima della lunga parentesi francese tra Saint-Mitre-les-Remparts, Istres e Tolone, che l’avrebbe portata a esporre al Grand Palais di Parigi, ad Amsterdam e in Germania. Nel 1996 il rientro definitivo nell’isola ha segnato l’ultima stagione di commissioni pubbliche e tele private, conclusasi con la scomparsa nel settembre del 2021. A completare questo lavoro di riscoperta è il catalogo edito da Silvana Editoriale e curato dallo stesso Mariani, pensato come uno strumento di studio che sopravviverà all’evento. Quello del Padiglione Tavolara si profila così come un appuntamento necessario per riscoprire un’artista autenticamente popolare, capace di parlare al cuore delle persone ben oltre i confini degli ambienti specialistici.
Davide Mosca





