Ci sono auto nate per correre e altre create per riscrivere i confini della fisica, ma quando Lamborghini decide di togliere il tetto a un’opera d’arte, il risultato è un terremoto ingegneristico. In occasione della seconda edizione della Lamborghini Arena, la casa del Toro ha svelato la sua ultima, esclusivissima “Few Off”: la Fenomeno Roadster. Prodotta in appena 15 esemplari nel mondo, questa due posti non è soltanto una celebrazione dell’esclusività per collezionisti d’élite, ma si consacra ufficialmente come la open-top più potente e veloce mai uscita dai cancelli di via Modena. Evoluzione diretta della versione Coupé presentata lo scorso anno, la Fenomeno Roadster raccoglie il testimone di una dinastia nata nel 2009 con la Reventón Roadster e proseguita nel tempo attraverso capolavori in serie limitata come Veneno, Centenario e Sián. Come spiega il Presidente e CEO Stephan Winkelmann, la vettura rappresenta l’espressione più autentica del marchio: design visionario, performance senza compromessi ed esclusività assoluta, pensata come un capolavoro da collezione dove l’eccellenza tecnica incontra un’artigianalità su misura.Il cuore pulsante di questo mostro stradale è il primo sistema High Performance Electrified Vehicle (HPEV) applicato a una scoperta del Toro. Sotto il cofano trasparente pulsa il V12 aspirato da 6,5 litri più potente della storia Lamborghini, capace di erogare 835 CV da solo. Ma la vera rivoluzione è l’abbinamento a tre motori elettrici – due posizionati sull’asse anteriore per gestire la trazione integrale e il torque vectoring, e uno integrato nel cambio a doppia frizione a 8 rapporti – alimentati da una batteria agli ioni di litio da 7 kWh che consente anche la marcia in modalità elettrica. Il risultato combinato è una potenza balistica di 1080 CV. I dati cronometrici lasciano senza fiato: lo scatto da 0 a 100 km/h richiede appena 2,4 secondi, i 200 km/h da fermo si raggiungono in 6,8 secondi e l’ago del tachimetro si ferma oltre la barriera dei 340 km/h. Per gestire una simile furia senza risentire della perdita del tetto, i tecnici hanno attinto all’ingegneria aerospaziale. Il telaio si basa sulla struttura Monofuselage in fibra di carbonio, abbinata a una sezione anteriore in Forged Composite®. Questa innovativa combinazione di fibre lunghe e corte in una miscela liquida brevettata ha permesso di ottenere una rigidità strutturale identica alla Coupé, con l’aggiunta di pochissimi chilogrammi. La dinamica di guida è governata dal sensore 6D che, montato vicino al baricentro, misura accelerazioni e velocità angolari su tre assi inviando i dati in tempo reale alla centralina dei freni IPB per ottimizzare assetto e stabilità. L’aderenza e la frenata sono garantite da ammortizzatori racing regolabili manualmente e da un impianto frenante carboceramico CCM-R Plus con ventilazione tridimensionale estrema. Esteticamente, il Lamborghini Centro Stile guidato da Mitja Borkert ha dovuto affrontare la sfida di ridisegnare i flussi d’aria per mantenere gli stessi valori di deportanza della versione chiusa. Al posto del classico air-scoop, un inedito spoiler supplementare sul parabrezza piatto devia l’aria sopra l’abitacolo per poi convogliarla direttamente nel vano motore, minimizzando turbolenze e fruscii. I roll bar in carbonio sono stati fusi con eleganza nei cupolini posteriori in stile speedster, mentre il retrotreno si ispira dichiaratamente alla Essenza SCV12 e ai prototipi da competizione degli anni ’70. La livrea sceglie una tonalità Blu Cepheus dominante, spezzata nella parte inferiore dal Rosso Mars: un accostamento che non solo evoca la storica Miura Roadster del 1968, ma rende anche omaggio ai colori della città di Bologna.All’interno, la filosofia “Feel Like a Pilot” isola il conducente dal resto del mondo tramite un’estetica high-tech dominata da fibra di carbonio, microfibra Corsatex e Carbon Skin brevettato. Il sistema operativo “Pilot Interaction” mette a disposizione di pilota e copilota tre display digitali a grafica esagonale e comandi di ispirazione aeronautica, disposti per mantenere la massima concentrazione in pista o su strada. L’esagono, del resto, rimane la firma geometrica dell’intera vettura, rintracciabile nelle bocchette d’aerazione come nei fari a LED e nelle minigonne. Infine, l’enorme potenziale della vettura è scaricato a terra grazie a pneumatici Potenza sviluppati su misura dal partner tecnico Bridgestone. All’anteriore calza coperture da 21 pollici (265/30 ZRF21) e al posteriore da 22 pollici (355/25 ZRF22) con tecnologia Run-Flat, pensate per esaltare la precisione di sterzata. Per chi intende portarla al limite tra i cordoli, è disponibile anche una configurazione semi-slick di nuova generazione in misure da 20 e 21 pollici, comunque omologata per l’uso stradale. Progettati e prodotti in Italia, questi pneumatici nascono tramite la tecnologia Virtual Tyre Development di Bridgestone, che ha consentito di abbattere del 60% il consumo di materie prime e le emissioni di CO2 durante la fase di sviluppo. Con la Fenomeno Roadster, Lamborghini non ha creato semplicemente una Few-Off da collezione, ma ha tracciato la rotta per il futuro delle supersportive scoperte nell’era dell’elettrificazione.

Davide Mosca

 

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