Il mito Ferrari non si è costruito solo sui cordoli dei circuiti di Formula 1, ma anche nel silenzio degli atelier dove, fin dalle origini, i desideri dei clienti più esclusivi prendevano forma. C’è un filo ininterrotto che lega le storiche “fuoriserie” degli anni d’oro – quando regnanti, divi di Hollywood e capitani d’industria commissionavano carrozzerie uniche come abiti di alta sartoria – alla contemporaneità di Maranello. Oggi questa vocazione all’esclusività trova la sua massima espressione nel programma Tailor Made, che con l’ultima interpretazione della 12Cilindri ha superato il concetto tradizionale di personalizzazione per abbracciare quello di opera d’arte in movimento. La vettura appena svelata non è semplicemente un’auto con finiture speciali, ma il risultato di una complessa operazione culturale che ha richiesto quasi due anni di gestazione e un lavoro sinergico sviluppato su tre continenti. Al centro del progetto c’è un sodalizio inedito tra il Centro Stile Ferrari e Cool Hunting, testata americana di riferimento per il design globale, che ha orchestrato l’incontro con la curatrice JaeEun “Jane” Lee. L’obiettivo era ambizioso: fondere la purezza ingegneristica italiana con il fervore artistico della moderna Corea del Sud, senza snaturare l’identità del Cavallino Rampante ma arricchendola di nuovi codici espressivi. Salendo a bordo di questa 12Cilindri, si percepisce immediatamente come la tecnologia abbia ceduto il passo, o meglio si sia messa al servizio, dell’alto artigianato. L’abitacolo è stato trasformato dalla sensibilità di Dahye Jeong, artista tessile di fama internazionale e vincitrice del prestigioso Loewe Foundation Craft Prize. Il suo intervento scardina le convenzioni dei rivestimenti automotive: Jeong ha introdotto tecniche di tessitura manuale d’eccezione, utilizzando un innovativo tessuto 3D sviluppato appositamente in Corea e intrecciando crine di cavallo mongolo per rivestire il cruscotto. È un dettaglio che colpisce per il contrasto tra la potenza meccanica del V12 e la delicatezza organica del materiale, richiamando una ritualità antica. Anche il tetto in vetro diventa una tela, impreziosito da una serigrafia che dialoga con la luce esterna. L’esperienza sensoriale prosegue attraverso la visione di Hyunhee Kim, la cui ricerca artistica si fonda sulla semitrasparenza. Il suo tocco ha ridefinito la percezione dei simboli intoccabili del marchio: gli Scudetti Ferrari sulle fiancate e persino il tunnel centrale perdono la loro consueta matericità solida per acquisire una dimensione eterea, quasi onirica. Kim crea un gioco di vedo-non-vedo che rende l’atmosfera interna immersiva, alleggerendo i volumi e proiettando il design in una dimensione sospesa tra realtà e immaginazione. A chiudere il cerchio di questa narrazione estetica è il rigore cromatico imposto da TaeHyun Lee. Maestro nelle tecniche di trattamento delle superfici, l’artista ha lavorato sulla purezza del bianco attraverso complessi processi di laccatura e stratificazione. Il suo intervento non è puramente decorativo, ma eleva elementi funzionali a sculture: le pinze dei freni e i paddle del cambio al volante, solitamente componenti tecnici, diventano protagonisti visivi grazie a una profondità di finitura che solo una lavorazione manuale paziente e sapiente può restituire. Questa 12Cilindri Tailor Made dimostra così che la tradizione non è la custodia delle ceneri, ma la custodia del fuoco: Ferrari conferma la propria capacità di restare fedele a se stessa pur parlando, con disinvoltura, i linguaggi artistici più avanguardistici del mondo.
Davide Mosca
Foto courtesy Ferrari







