C’è tempo fino al 22 giugno 2025 per visitare una delle esposizioni più intense e significative dell’anno: Il paradiso terrestre. Salvatore Fancello – Opere ritrovate, ospitata nello Spazio Ilisso di Nuoro. Una mostra che segna un momento straordinario nella riscoperta di uno degli artisti più originali e visionari dell’arte italiana del Novecento. Al centro dell’esposizione ci sono quattro opere inedite, miracolosamente riemerse dopo essere state esposte per l’ultima volta nella storica retrospettiva del 1942 alla Pinacoteca di Brera a Milano. Quella mostra, fortemente voluta da amici e sostenitori come Gio Ponti, Giuseppe Pagano, Giulio Carlo Argan e Cesare Brandi, consacrò il talento di Fancello a livello nazionale, ma segnò anche l’inizio di una lunga e travagliata dispersione del suo corpus artistico. A distanza di oltre ottant’anni, queste opere — appartenute al celebre architetto razionalista Giancarlo Palanti — tornano ora visibili al pubblico, andando ad arricchire il già prezioso nucleo di 36 opere permanenti custodite nello Spazio Ilisso. Una vera e propria costellazione creativa composta da ceramiche e disegni, che trova un momento di sintesi e di luce nell’imponente graffito Il paradiso terrestre (1940), una tela di 130×100 cm dove prende vita un bestiario fantastico e notturno, emblema della forza immaginifica dell’artista. La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Ilisso, con testi curati dal filosofo Giorgio Agamben, il quale nella sua prefazione scrive: «I corpi che Fancello modella o disegna sono una porzione di spazio che un guizzo istantaneo sommuove e tende fuori di sé». Parole che restituiscono con potenza la tensione poetica di un linguaggio artistico che fonde grafica e materia, sogno e gesto, secondo una cifra stilistica non assimilabile a nessun altro artista del suo tempo. Nato a Dorgali nel 1916 e tragicamente scomparso sul fronte albanese nel 1941, Salvatore Fancello non visse abbastanza per vedere riconosciuto pienamente il suo genio. Eppure, la sua opera ha continuato a germinare nella memoria collettiva e nell’interesse di artisti come Lucio Fontana, Aligi Sassu e Agenore Fabbri, mentre la casa editrice Ilisso, fin dalla prima monografia del 1988, ha contribuito in maniera determinante al recupero e alla valorizzazione del suo lascito.
Ad oggi, si contano circa 150 disegni e meno di 100 ceramiche riconosciute e documentate: numeri che rendono ogni ritrovamento un evento eccezionale, una tessera che si aggiunge al mosaico incompiuto di una carriera breve ma luminosa. Il progetto espositivo porta la firma dell’allestitore Antonello Cuccu, con la realizzazione curata dall’atelier Artigianato e Design di Pietro Fois, mentre la mostra è promossa in collaborazione con la Galleria Giustini/Stagetti di Roma e con il sostegno della Fondazione di Sardegna. Chi non ha ancora varcato le soglie dello Spazio Ilisso ha dunque pochi giorni per farlo: fino al 22 giugno, Nuoro diventa la capitale di una memoria ritrovata, dove l’opera di Fancello risplende come un frammento raro di bellezza e inquietudine, di modernità e mistero. Per informazioni e orari: www.spazioilisso.it

Davide Mosca

 

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