La pittura, a volte, ha una temperatura. Ci sono mostre che si guardano e altre che si vivono fisicamente. Under the weight of a heavy sun appartiene a questa seconda categoria: un percorso dove non si osserva semplicemente la luce, ma se ne sente il peso specifico schiacciare i corpi e la tela. È questa la sensazione che accoglie i visitatori del Mart, dove l’opera del 2025 di Vittorio Marella si impone come il baricentro emotivo della stagione espositiva. Nata da un’idea di Vittorio Sgarbi e curata con precisione da Denis Isaia e Giovanna Zabotti (in collaborazione con Associazione Cultura 360), la mostra costruisce una narrazione che procede per strappi visivi, dal particolare all’universale. L’incipit è nervoso, quasi cinematografico. Il percorso si apre con quattro tele di formato ridotto, veri e propri close-up che costringono lo spettatore a un’intimità forzata. Sono volti parziali, frammenti di espressioni coperti in parte dalle mani che cercano disperatamente di frapporsi alla violenza della luce solare. Non c’è respiro in questi dettagli: agiscono come un’anteprima inquieta, preparando lo sguardo – e la pelle – a ciò che sta per accadere. È nella sala successiva, infatti, che il tema narrativo esplode con una potenza architettonica. Abbandonando il formato da cavalletto, Marella recupera la gloriosa tradizione veneta dei teleria – le vaste tele che a Venezia sostituivano gli affreschi per decorare pareti e volte – per compiere un’operazione monumentale. Otto grandi tele compongono un soffitto dipinto di oltre dieci metri, ribaltando la prospettiva e schiacciando il visitatore sotto un cielo di pittura. Lassù, sopra le teste del pubblico, va in scena un’estate che non ha nulla di turistico. Il lavoro ritrae ragazzi e ragazze sdraiati sotto un sole cocente, ma la loro immobilità non suggerisce il relax della vacanza, quanto piuttosto una resa incondizionata. La luce non illumina, colpisce. È un corpo contundente che appiattisce le figure, riducendo le ombre a rifugi densi e scuri. Marella usa il colore come materia: la pennellata è liquida ma pesante, capace di restituire l’impressione di un’aria irrespirabile. L’esposizione, visitabile fino a domenica 22 marzo 2026, segna un punto di svolta: la pittura figurativa si riappropria dello spazio fisico, facendosi ambiente. Il biglietto (15 euro l’intero, 10 il ridotto, valido per tutte le sedi del Mart) è il lasciapassare per un’esperienza immersiva.

Davide Mosca

Foto Courtesy Mart Rovereto

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